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	<title>bollicine &#8211; Cantina Santa Maria</title>
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	<description>Azienda vinicola Latina</description>
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		<title>Bollicine italiane: record di consumi nel 2021</title>
		<link>https://cantinasantamaria.it/bollicine-italiane/</link>
		<pubDate>Wed, 12 Jan 2022 16:07:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<h2><strong>2021: anno da record per gli spumanti italiani</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il 2021 è stato un anno davvero straordinario per le bollicine italiane (nonostante il Covid!), lo testimonia l’Osservatorio Unione italiana vini (Uiv)-Ismea.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Consumi bollicine 2021: numeri da record</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Secondo l’Osservatorio, il 2021 è stato un anno da record per gli spumanti italiani.</p>
<p>Durante le festività di Natale sono stati raggiunti numeri incredibili: 316 milioni di bottiglie vendute, il 18,3% in più rispetto allo scorso anno e ben il 50% in più rispetto a cinque anni fa.</p>
<p>Si stima che tra Natale e Capodanno in Italia ci siano stati quasi 2 miliardi di brindisi a base di bollicine, per un valore atteso di 236 milioni di euro.</p>
<p>Cifre importanti senza contare le esportazioni, che hanno segnato un incremento importante pari al 20%, e che coinvolgono 3 bottiglie su 4 della produzione totale.</p>
<p>Insomma è proprio il caso di dire che il 2021 è stato un anno davvero “spumeggiante” per le bollicine italiane!</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Un successo tutto italiano</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>La crescita da record dei consumi di sparkling ha coinvolto tutte le aree produttive del paese, con circa 900 milioni di bottiglie prodotte: si va infatti – stimano Uiv e Ismea – dal + 25% del Prosecco Doc agli incrementi sempre in doppia cifra attesi anche per il Conegliano Valdobbiadene Docg, per l&#8217;Asti, per la Franciacorta, per il Trento Doc fino a Oltrepò, Alta Langa, Lessini Durello e al Prosecco Docg dei Colli Asolani.</p>
<p>Buone notizie, come rileva l&#8217;analisi, anche per i consumi interni: secondo Ismea/Nielsen, gli acquisti nella GDO (Grande Distribuzione), durante i primi 11 mesi del 2021, sono cresciuti del 22% in volume accompagnato da un +26% in valore rispetto al pari periodo 2020.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>I numeri della ripresa dopo il Covid-19</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Complessivamente, nel 2021, il valore alla produzione delle bollicine italiane ha superato per la prima volta i 2,4 miliardi di euro; un incremento cui si aggiunge un volume produttivo in costante ascesa (+170% nell&#8217;ultimo decennio).</p>
<p>Ottime notizie, insomma, per un intero comparto che aveva subito un notevole calo dei consumi nel 2020, a causa del lockdown imposto per contrastare la pandemia di SARS- CoV-2.</p>
<p>A riprova di questo trend positivo ci sono anche i dati sulle importazioni: nel 2021 in Italia sono arrivate circa il 50% di bottiglie in più dall’estero (soprattutto Champagne).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Bollicine italiane: come spiegare questo record storico?</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>I vini italiani, soprattutto le bollicine, si confermano ancora una volta come potenti aggregatori sociali, in grado di restituire fiducia e speranza nei giorni di festa, anche durante periodi difficili come questi che stiamo vivendo a causa della pandemia.</p>
<p>Su questo non ci piove eppure, questi stessi dati numerici, se analizzati attentamente, denotano una netta destagionalizzazione dei consumi, comunque importanti nei giorni a cavallo fra le festività di dicembre e gennaio.</p>
<p>I dati (Uiv)-Ismea testimoniano, infatti, che sono cresciuti i consumi di bollicine durante tutti gli altri 11 mesi dell’anno.</p>
<p>Ecco spiegato il motivo di questo record storico.</p>
<p>Questa inversione di tendenza è frutto della sempre più crescente consapevolezza dei consumatori.</p>
<p>I nuovi consumatori sono più informati, più interessati e quindi più pronti a capire l’origine e i metodi produttivi delle bollicine e premiare l’elevata qualità sensoriale, l’innovazione e l’eccellenza dell’ampio patrimonio produttivo italiano.</p>
<p>Questa importante iniezione di fiducia ci spinge ad affrontare con maggior entusiasmo il 2022, consapevoli di rappresentare, nel nostro piccolo, parte di questo successo tutto italiano!</p>
<p>&nbsp;</p>
<pre><a href="https://cantinasantamaria.it/ristorazione/"><strong>Visitate il nostro sito per conoscere il Santa Maria Metodo Martinotti e tutti gli altri vini della nostra cantina!</strong></a></pre>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			</item>
		<item>
		<title>5 cose da sapere sul vino bianco</title>
		<link>https://cantinasantamaria.it/5-cose-da-sapere-sul-vino-bianco-3/</link>
		<pubDate>Thu, 19 Aug 2021 09:38:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Abbinamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[bollicine]]></category>
		<category><![CDATA[Glacette]]></category>
		<category><![CDATA[vinificazione]]></category>
		<category><![CDATA[Vino bianco]]></category>

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		<description><![CDATA[È tempo di estate: il momento migliore per scoprire qualcosa in più sul vino bianco! &#160; Il vino bianco è una delle bevande alcoliche più longeve<span class="excerpt-hellip"> […]</span>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>È tempo di estate: il momento migliore per scoprire qualcosa in più sul vino bianco!</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il vino bianco è una delle bevande alcoliche più longeve che si conoscono.</p>
<p>Fa parte della storia dell’uomo da oltre 2.500 anni ma, tracce della sua comparsa si hanno già in Mesopotamia, nell’attuale Iran, ben 7.500 anni fa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tuttavia nonostante questa tradizione millenaria, è ora di tornare alle origini della sua produzione per capire come apprezzare al meglio questa preziosa bevanda.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>5 cose da sapere sul vino bianco</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol>
<li>
<h4><strong>Come si produce il vino bianco </strong></h4>
</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La vinificazione del bianco, a differenza del rosso in cui si mettono a macerare sia la polpa che le vinacce (la buccia dell&#8217;uva), avviene tramite la “pigiatura” diretta (senza macerazione!) dell’uva privata delle sue parti dure (bucce, raspi e vinaccioli).</p>
<p>Ecco spiegato il perché si possono ottenere vini bianchi anche da uve a bacca nera: i pigmenti sono presenti solo nelle bucce dell’uva.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol start="2">
<li>
<h4><strong>Quali sono le fasi della vinificazione del bianco</strong></h4>
</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La vinificazione è quel delicato processo biochimico grazie al quale avviene la trasformazione dell&#8217;uva in vino ed il suo conseguente affinamento.</p>
<p>Tale operazione prevede diversi passaggi chiave, seppur differenti, tanto per i rossi, quanto per i rosati e i bianchi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Scopriamo insieme le fasi di vinificazione del vino bianco:</p>
<ul>
<li><strong>Pigiatura: </strong>gli acini sono rotti delicatamente dalle pigiatrici per separare la parte liquida (il succo) dalle parti dure (le vinacce)</li>
<li><strong>Diraspatura</strong>: separazione degli acini dei raspi e pressatura delle vinacce</li>
<li><strong>Svinatura o sgrondatura</strong>: separazione del mosto dalle bucce</li>
<li><strong>Pressatura</strong>: recupero di tutti i liquidi che non sono venuti a contatto con il mosto</li>
<li><strong>Illimpidimento</strong>: i mosti vengono normalmente decantati, filtrati e centrifugati</li>
<li><strong>Fermentazione alcolica:</strong> il vino bianco viene fatto fermentare, solitamente in tini di acciaio inox o vasche di cemento, utilizzando del lievito secco selezionato (10-30 grammi per ettolitro), precedentemente attivato</li>
<li><strong>Travaso</strong>: terminata la fermentazione, si prosegue con travasi, trattamenti antiossidanti, chiarificazioni, filtrazioni, stabilizzazioni e affinamenti</li>
<li><strong>Affinamento</strong>: i vini bianchi più importanti, alcolici e di buona struttura, vengono fatti maturare in legno: nlle barriques (solitamente di rovere)</li>
<li><strong>Imbottigliamento</strong>: terminato l’eventuale affinamento in barriques non resta che far “venire alla luce” il vino nella sua forma finale, la bottiglia</li>
</ul>
<p><strong> </strong></p>
<ol start="3">
<li>
<h4><strong>Corretta temperatura di servizio del vino bianco</strong></h4>
</li>
</ol>
<p><strong> </strong></p>
<p>Così come per rossi, ogni vino bianco ha una temperatura precisa di servizio che serve per esaltare al meglio le sue caratteristiche organolettiche.</p>
<p>Per semplificare possiamo dividere i vini bianchi in due categorie:</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol>
<li> <strong>Vini Bianchi giovani e freschi</strong>: quei vini che hanno eseguito un affinamento solo in acciaio, in genere, vanno serviti alla temperatura compresa tra 8-10°C .</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<ol>
<li><strong>Vini Bianchi più strutturati</strong>: quei vini che hanno eseguito un affinamento più lungo e hanno sentori più evoluti, vanno serviti alla temperatura compresa tra 10-12°C.</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Discorso a parte meritano le bollicine e i vini rosati:</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>I vini spumanti </strong>(tra cui ricordiamo lo Champagne, il Franciacorta, il Prosecco o altro vino che abbia le bollicine): vanno serviti a temperature che in genere vanno da 4-8°C.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>I vini rosati </strong>invece, che hanno un po’ le caratteristiche dei vini bianchi e rossi, vanno in genere serviti a temperature comprese tra 10-14°C.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Tabella riassuntiva</strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td width="244"><strong>TIPOLOGIE DI VINO</strong></td>
<td width="244"><strong>TEMPERATURA DI SERVIZIO</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="244">Spumanti secchi</td>
<td width="244">4-6°C</p>
<p>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td width="244">Spumanti dolci e Vini frizzanti</td>
<td width="244">6-8°C</p>
<p>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td width="244">Vini Bianchi e Rosati giovani</td>
<td width="244">8-10°C</p>
<p>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td width="244">Vini Bianchi strutturati</td>
<td width="244">10-12°C</p>
<p>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td width="244">Vini Rosati strutturati</td>
<td width="244">12-14°C</p>
<p>&nbsp;</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>4) Perché il vino bianco si beve freddo?</strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il vino bianco si serve freddo su questo ci sono pochi dubbi e, generalmente, mai a temperature superiori ai 15°.</p>
<p>La spiegazione dipende dal fatto che la temperatura è in grado di influenzare la percezione degli aromi e le sensazioni che proviamo al palato.</p>
<p>La caratteristica acidità del vino bianco, infatti, si esalta proprio con le basse temperature.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> </strong></p>
<h4><strong>5) Come degustare il vino bianco alla giusta temperatura</strong></h4>
<p><strong> </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per apprezzare al meglio il vino bianco occorre mantenere la sua temperatura ottimale durante tutta la degustazione.</p>
<p>A questo scopo il servizio dei vini bianchi, degli spumanti e, a volte, di alcuni rosati richiede l’utilizzo della glacette: il termine francese per indicare il secchiello per il ghiaccio che può essere in cristallo, silver-plated o d’argento.</p>
<p>La funzione di questo strumento può essere duplice: il secchiello può servire per raffreddare velocemente la bottiglia, nel caso non fosse stata posta in anticipo in frigorifero, o solo per mantenerne bassa la temperatura.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Il nostro consiglio</strong></h4>
<p>Ora che conoscete i segreti per degustare al meglio il vino bianco, vi lasciamo con un nostro consiglio.<br />
Provate a degustare una bottiglia di <a href="https://cantinasantamaria.it/ristorazione/quadrato/">Quadrato</a> ben fresca in abbinamento ad un classico della gastronomia laziale: sua maestà la carbonara!</p>
]]></content:encoded>
			</item>
		<item>
		<title>Bellone: un vitigno da riscoprire e assaporare</title>
		<link>https://cantinasantamaria.it/bellone-un-vitigno-da-riscoprire-e-assaporare/</link>
		<pubDate>Tue, 25 Aug 2020 09:01:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il bello tra i belli: storia, caratteristiche e diffusione del Bellone Il bere vino puro calma la fame. Ippocrate (460 a.C. – 377 a.C.) Esistono dei<span class="excerpt-hellip"> […]</span>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>Il bello tra i belli: storia, caratteristiche e diffusione del Bellone</h2>
<p><em>Il bere vino puro calma la fame.</em></p>
<p>Ippocrate (460 a.C. – 377 a.C.)</p>
<p>Esistono dei vitigni che hanno una storia particolare, legata a filo doppio con lo sviluppo del proprio territorio e della cultura da cui provengono.</p>
<p>Nel Lazio ce n’è uno in particolare che vanta una storia antichissima e prestigiosa: stiamo parlando del Bellone o come è conosciuto nel comune di Nettuno, il Cacchione.</p>
<h4><strong>Storia e sinonimi</strong></h4>
<p>Il Bellone o Cacchione, è un vitigno autoctono, citato già da Plinio il Vecchio su Naturalis Historia, che lo descrive come “tutto sugo e mosto“ e nei Capitoli delle Gabelle, fatti redigere da Marcantonio Colonna nel 1570.</p>
<p>Questa varietà a bacca bianca storicamente è associata all’uva Pantastica, descritta sempre da Plinio il vecchio nel Naturalis Historia (Bacci, 1596), la cui descrizione ampelografica corrisponderebbe, peraltro, a quella del Bellone a piede franco, da cui sarebbe forse derivato il sinonimo Uva pane, uno dei tanti sinonimi con cui viene identificato questo vino.</p>
<p>Il Bollettino Ampelografico del 1881 lo riconduceva ai Belli, gruppo di vitigni diffusi nel territorio romano, anche se il Bellone è caratterizzato da grappoli di maggiori dimensioni.</p>
<p>Il vitigno è conosciuto, infatti, con un numero elevato di sinonimi, fra cui Albanese, Bello gentile, Cacchione, Pampanaro, Zinna Vacca, Arciprete, Bello buono, Bello Cacchione, Bello Fagotte, Bello Palloccone, Bello Piccolitto, Bello Romanesco, Bello Terrigno, Bello Verdone, Pantrastico, Pociccone, Uva Pantastica, Uva Preta, Uva di Spagna Bianca, Pacioccone. L’ulteriore termine dialettale di Uva Pane, spesso usato per definirlo, è controverso: per alcuni si tratta dello stesso vitigno, altri li considerano differenti (anche se morfologicamente sembrano molto simili). L’origine di questo curioso sinonimo si deve forse al fatto che l’uva, dagli acini grossi e delicati, era gustata dai contadini della pianura romana assieme al pane.</p>
<h4><strong>Diffusione</strong></h4>
<p>È particolarmente conosciuto e diffuso nelle province di Roma e Latina, in particolare nell&#8217;area sud di Roma fino alla pianura pontina, dai Castelli Romani fino a Cori, includendo anche l&#8217;area litorale da Anzio e Nettuno sino a Terracina. Questo vitigno a differenza di altri che sono stati dimenticati, o addirittura scomparsi, sta vivendo una seconda giovinezza, grazie ad una giusta riscoperta e una virtuosa valorizzazione.</p>
<p><img class="alignnone wp-image-502" src="https://cantinasantamaria.it/wp-content/uploads/2020/08/ales-me-z0bACVUDTJM-unsplash-1024x683.jpg" alt="" width="600" height="400" srcset="https://cantinasantamaria.it/wp-content/uploads/2020/08/ales-me-z0bACVUDTJM-unsplash-1024x683.jpg 1024w, https://cantinasantamaria.it/wp-content/uploads/2020/08/ales-me-z0bACVUDTJM-unsplash-300x200.jpg 300w, https://cantinasantamaria.it/wp-content/uploads/2020/08/ales-me-z0bACVUDTJM-unsplash-768x512.jpg 768w, https://cantinasantamaria.it/wp-content/uploads/2020/08/ales-me-z0bACVUDTJM-unsplash-219x146.jpg 219w, https://cantinasantamaria.it/wp-content/uploads/2020/08/ales-me-z0bACVUDTJM-unsplash-50x33.jpg 50w, https://cantinasantamaria.it/wp-content/uploads/2020/08/ales-me-z0bACVUDTJM-unsplash-113x75.jpg 113w, https://cantinasantamaria.it/wp-content/uploads/2020/08/ales-me-z0bACVUDTJM-unsplash-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>La riscoperta di questo autoctono sta producendo dei risultati piuttosto interessanti non solo a livello di produzione ma anche dal punto di vista culturale ed economico: riprendere e valorizzare vitigni autoctoni significa riconoscere ed apprezzare non solo la storia, ma anche promuovere i prodotti, le attività e le tradizioni di un territorio.</p>
<h4><strong>Caratteristiche </strong><strong> </strong></h4>
<p>Il Bellone, se ben trattato in vigna e ben vinificato in cantina, può dare ampia soddisfazione: è di pronta beva, dal colore giallo paglierino, morbido e profumato con sentori di frutta fresca riconducibili al pompelmo ed alla pesca; caratteristico il finale leggermente amarognolo.</p>
<p>Per assaporare pienamente questo vino vi consigliamo di farvi un giro tra le rive Omeriche: sicuramente ne apprezzerete di più l’aroma se, come descrive l’illustre storico tedesco Ferdinand Gregorovius, vi troverete a sorseggiarlo in quel litorale laziale tra Anzio e Nettuno dove: “<em>la linea della spiaggia è fine e dolcissima, la sabbia morbida e scintillante, e quel magnifico Capo Circe emerge nel mare come un’isola; di fronte i suoi lidi splende come un magico zaffiro la lontana e piccola isola di Ponza, tra le vele che vanno e vengono, compaiono e scompaiono.”</em></p>
<h4><strong>Abbinamenti</strong></h4>
<p>Da quest’uva nascono vini con una buona struttura che si accompagnano bene con i piatti del territorio, come gli antipasti di mare, il fritto di pesce o gli spaghetti con le vongole.</p>
<p>Se bevuto giovane, entro i due anni, si sposa alla perfezione con grandi classici della cucina romana come: la vignarola, fave e pecorino e la minestra di broccolo e arzilla.</p>
<p>Un altro abbinamento da non sottovalutare è con la principessa dello street food romano, la pizza bianca con la mortadella.</p>
<h4><strong>Il nostro consiglio</strong><strong> </strong></h4>
<p>Per accompagnare questi grandi classici della gastronomia laziale occorre trovare un vino di carattere.<br />
Provate con una bottiglia di <a href="https://cantinasantamaria.it/ristorazione/strada-del-passo/"><strong>Strada del Passo</strong></a>, vino bianco di struttura opulenta ottenuto da uve Bellone in purezza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nessun altro vino rispecchia le condizioni pedoclimatiche particolari del litorale laziale come questo Bellone, fragranza e sapidità si bilanciano alla perfezione con i sentori fruttati e floreali rendendolo un vino ideale per la degustazione a tutto pasto.</p>
<p>Provare per credere!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> </strong></p>
]]></content:encoded>
			</item>
		<item>
		<title>Metodo Classico o Metodo Charmat: cosa cambia?</title>
		<link>https://cantinasantamaria.it/metodo-classico-o-metodo-charmat/</link>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2020 11:35:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Champenoise]]></category>
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		<description><![CDATA[Che differenza c&#8217;è tra Metodo Classico (Champenoise) e Metodo Charmat (Martinotti)? E ancora&#8230; Vi siete mai chiesti cosa ha di particolare il Franciacorta e perché lo<span class="excerpt-hellip"> […]</span>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2><strong>Che differenza c&#8217;è tra Metodo Classico (Champenoise) e Metodo Charmat (Martinotti)?</strong></h2>
<p><em>E ancora&#8230;</em></p>
<p><em>Vi siete mai chiesti cosa ha di particolare il Franciacorta e perché lo Champagne è cosi costoso?</em></p>
<p><em>Sapete qual è la differenza tra Prosecco e Spumante?</em></p>
<p><strong>No?</strong></p>
<p><em>Allora è il caso di proseguire con la lettura di questo articolo di approfondimento.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Metodo Classico (Champenoise) e Metodo Charmat (Martinotti): un viaggio alla scoperta dei due Metodi più conosciuti</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oggi parliamo di bollicine: scopriamo la differenza tra <strong>Metodo Classico (Champenoise)</strong> e <strong>Metodo Charmat (Martinotti)</strong></p>
<p>Se non vi siete mai posti queste domande nessun problema, c’è sempre tempo per iniziare a coltivare la passione per il vino, soprattutto quando si parla di bollicine.</p>
<p>In quest’articolo non pretendiamo di ripercorrere la storia delle bollicine, ma, cercheremo di chiarire la differenza tra i principali metodi di fermentazione del vino: il <strong>Metodo Classico</strong> e il <strong>Metodo Charmat</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Il metodo Classico Champenoise<br />
</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Elaborato già alla fine del ‘600 in Francia nella regione dello champagne da cui prende il nome di Champenoise, il Metodo Classico è certamente il più conosciuto, ma anche il più complesso e delicato tra i metodi di fermentazione.</p>
<p>La base di partenza è solitamente costituita da una cuvée, cioè una miscela di vini di tipologie e/o annate diverse (a meno che non si voglia ottenere uno spumante millesimato, cioè prodotto con un solo vino di un&#8217;unica annata).</p>
<p>La prima fase del Metodo Classico consiste nella presa di spuma del vino, essa si svolge direttamente in bottiglia, per un periodo di due mesi circa e si completa con il raggiungimento di una pressione di circa 6 atmosfere.</p>
<p>A questo punto, si procede ponendo le bottiglie orizzontalmente per aggiungere i lieviti e gli zuccheri (sciroppo di tiraggio), dando il via alla seconda fermentazione con la produzione di anidride carbonica e alcol etilico: i lieviti agiscono per un periodo che varia tra i 6 e i 30 mesi.<br />
Durante questo processo, le bottiglie devono essere inclinate e periodicamente ruotate di 1/8 per permettere il graduale deposito dei residui nel collo della bottiglia.</p>
<p>Questa delicata operazione, nota come Remuage, storicamente compiuta solo dalle mani attente di cantinieri, enologi e produttori, viene oggi spesso affidata a strumenti meccanicizzati.</p>
<p>Al termine di questa fase si procede lasciando riposare le bottiglie a testa in giù (<em>pupitres</em>): il cambiamento d’inclinazione delle bottiglie agevola il deposito dei lieviti esausti verso il tappo.</p>
<p>Il tempo di deposito sui lieviti va tutto a vantaggio del prodotto finale: secondo il disciplinare si va dai 15 mesi per un brut, a 24 mesi per un millesimato fino a 36 mesi per una riserva.</p>
<p>Trascorso il tempo necessario, per eliminare il deposito dei residui, non resta che procedere con la sboccatura (o dégorgement).</p>
<p>Esistono due tecniche per eseguire la sboccatura:</p>
<ul>
<li>manuale: à la volèe (al volo)</li>
<li>meccanica: à la glace (al ghiaccio)</li>
</ul>
<p>Con il primo sistema, al volo, le bottiglie vengono aperte una ad una, stappando manualmente il tappo a corona: attraverso questa operazione la pressione formatasi all’interno del vino spinge all’esterno i lieviti accumulati.</p>
<p>Con il sistema al ghiaccio invece, si procede al congelamento del collo in modo meccanico di più bottiglie contemporaneamente: la pressione interna fa saltare il tappo congelato, che porta con sé i residui dei lieviti.</p>
<p>Al termine della sboccatura, prima di apporre il tappo in sughero e la gabbietta, parte del vino estratto viene rimpiazzato dall’enologo con il “liquer d’expedition“, uno sciroppo dalla ricetta segreta e personale che rende unica ogni bottiglia.</p>
<p><img class="alignnone wp-image-472 size-full" src="https://cantinasantamaria.it/wp-content/uploads/2020/07/metodo-classico-champenoise.jpg" alt="" width="750" height="805" srcset="https://cantinasantamaria.it/wp-content/uploads/2020/07/metodo-classico-champenoise.jpg 750w, https://cantinasantamaria.it/wp-content/uploads/2020/07/metodo-classico-champenoise-280x300.jpg 280w, https://cantinasantamaria.it/wp-content/uploads/2020/07/metodo-classico-champenoise-136x146.jpg 136w, https://cantinasantamaria.it/wp-content/uploads/2020/07/metodo-classico-champenoise-47x50.jpg 47w, https://cantinasantamaria.it/wp-content/uploads/2020/07/metodo-classico-champenoise-70x75.jpg 70w, https://cantinasantamaria.it/wp-content/uploads/2020/07/metodo-classico-champenoise-600x644.jpg 600w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></p>
<p>Questo lungo e lento processo di affinamento in bottiglia è usato per creare spumanti importanti e raffinati, di classe e struttura: il più celebre risultato del Metodo Classico è lo <strong>Champagne</strong>.</p>
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<h3><strong>Il Metodo Charmat Martinotti<br />
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<p>Il Metodo Charmat o Martinotti è nato nel 1895 da un’idea di Federico Martinotti, direttore dell’Istituto Sperimentale per l’Enologia di Asti, ma fu nel 1910 che Eugene Charmat affinò e brevettò l&#8217;attrezzatura per metterlo in pratica.</p>
<p>I vini prodotti con il Metodo Charmat nascono da vini bianchi fermi: dopo aver subito una prima fermentazione durante il normale processo di produzione, questi vini ne subiscono una seconda con l&#8217;aggiunta di lieviti e zucchero.</p>
<p>La fermentazione avviene in autoclavi di acciaio in condizioni di temperatura e pressione controllata per periodi brevi, solitamente da 1 a 6 mesi.<br />
I lieviti in questa fase trasformano gli zuccheri del vino in alcol e anidride carbonica, sviluppando le famose bollicine.</p>
<p>Al termine della fermentazione in autoclave, il vino viene filtrato e avviene poi il dosaggio, cioè la &#8220;correzione finale&#8221; con l&#8217;aggiunta di una miscela di vino e zucchero, e infine l&#8217;imbottigliamento.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-473" src="https://cantinasantamaria.it/wp-content/uploads/2020/07/metodo-charmat-martinotti.jpg" alt="" width="750" height="805" srcset="https://cantinasantamaria.it/wp-content/uploads/2020/07/metodo-charmat-martinotti.jpg 750w, https://cantinasantamaria.it/wp-content/uploads/2020/07/metodo-charmat-martinotti-280x300.jpg 280w, https://cantinasantamaria.it/wp-content/uploads/2020/07/metodo-charmat-martinotti-136x146.jpg 136w, https://cantinasantamaria.it/wp-content/uploads/2020/07/metodo-charmat-martinotti-47x50.jpg 47w, https://cantinasantamaria.it/wp-content/uploads/2020/07/metodo-charmat-martinotti-70x75.jpg 70w, https://cantinasantamaria.it/wp-content/uploads/2020/07/metodo-charmat-martinotti-600x644.jpg 600w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></p>
<p>Questo processo piuttosto semplice e rapido, dà vita a vini per lo più leggeri, freschi e dalle note fruttate, con un perlage non troppo strutturato: il tipico risultato del Metodo Martinotti-Charmat è il <strong>Prosecco</strong>.</p>
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<h3><strong>La differenza tra Metodo Classico (Champenoise) e Metodo Charmat (Martinotti)<br />
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<p>Ora che abbiamo scoperto i due principali metodi di spumantizzazione, siamo in grado di stabilire quali sono i procedimenti in comune e le principali differenze nelle due lavorazioni.</p>
<p>Per entrambi i metodi, la base di partenza è la stessa: un vino fermo cui vengono aggiunti lieviti e zucchero, quest’ultimo in misura variabile a seconda della pressione che si vuole far raggiungere allo spumante.</p>
<p>In tutte e due le lavorazioni, l’aggiunta di CO2 è vietata: sono i lieviti stessi che, fermentando gli zuccheri, producendo le bollicine.</p>
<p><strong>La differenza fondamentale riguarda la fase di rifermentazione</strong>: mentre nel Metodo Classico (Champenoise) le bollicine si ottengono in bottiglia, nel Metodo Charmat (Martinotti) la rifermentazione avviene in grandi autoclavi d’acciaio.</p>
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