La cantina

Era il lontano 1960 quando un gruppo di viticoltori di queste “terre nuove”, ma ben conosciute dalle famiglie patrizie dell’antica Roma, ebbe l’idea di valorizzarne la produzione costruendo una Cantina Cooperativa locale che potesse vinificare e commercializzare la fatica del loro lavoro.

L’Azienda è nata così. Facile a dirsi, più difficile a realizzarsi; la costanza, la voglia di realizzare “qualcosa di buono” per loro e per i loro figli, hanno fatto crescere la Cantina fino alle attuali dimensioni ponendola all’attenzione di quanti si interessavano di vino.

Poi una svolta importante: 
nel 1990 fu approvato un piano di ulteriore miglioramento che riguardava sia i vigneti che l’ammodernamento tecnologico della cantina. Valorizzazione dei vitigni autoctoni, nuovi impianti di vigneto secondo oggettivi standard qualitativi, promozione dell’immagine complessiva, sono stati gli obiettivi sui quali si è lavorato alacremente.


Oggi, nel 2017, ci si mette nuovamente in gioco con nuovi, significativi cambiamenti.

Oggi la maggior parte del lavoro si fa in vigna. Si sono selezionati pochi, sceltissimi conferitori, ogni coltivatore è stato attentamente selezionato, formato, seguito dalla cura della vite alla raccolta delle uve. La vendemmia non è massiva ma studiata in base al territorio, alla sua esposizione, al tipo di vitigno, all’annata, alle aspettative dell’enologo che segue la maturazione dei frutti grappolo per grappolo.

La Cantina Santa Maria si veste di nuovo. Cambiano le etichette e cambiano le menti. Si lavora a stretto contatto per un obiettivo comune: condividere il sapore delle nostre preziose terre con quanti più sapranno apprezzarne le caratteristiche. La freschezza data dal mare, la mineralità della sabbia e dell’argilla, la dolcezza del sole, in un equilibrio dalla pronta beva declinato in diverse versioni per accompagnare la carne o il pesce, per l’aperitivo o a tutto pasto.

Una nuova veste grafica che racconta della sua storia e delle sue origini. I vini prendono il nome dalle zone di conferimento delle uve e, per ciascuna, è stato scelto il nome originario del periodo della bonifica.
Le etichette sono state elaborate stilizzando la mappa della medesima zona e, per ciascuna, è stato preso un quadro realizzato da un artista dell’epoca da Prampolini a Marinetti, passando per Boccioni e Diulgheroff replicandone i colori sull’etichetta stessa.

Ciò per trasmettere un forte senso di appartenenza, di tradizioni, di storicità e di attaccamento alla terra, alla nostra terra, conquistata con la fatica, il sangue ed il sudore ma resa oggi vivibile, sana, bella.