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	<title>admin &#8211; Cantina Santa Maria</title>
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		<title>Vini dolci: la guida completa</title>
		<link>https://cantinasantamaria.it/vini-dolci/</link>
		<pubDate>Tue, 07 Dec 2021 12:04:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un viaggio alla scoperta dei vini da dessert: tipologie, caratteristiche e metodi di produzione &#160; Che sia per una coccola pomeridiana o per chiudere in bellezza<span class="excerpt-hellip"> […]</span>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>Un viaggio alla scoperta dei vini da dessert: tipologie, caratteristiche e metodi di produzione</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Che sia per una coccola pomeridiana o per chiudere in bellezza la cena di Natale, non c’è niente di meglio di un buon bicchiere di vino per gustare un dessert.</p>
<p>Eppure, al momento del dolce, dimentichiamo troppo facilmente quanto sia importante accompagnare quest’ultimo con la giusta tipologia di vino. Diversamente, tendiamo a scegliere con cura, ad esempio, il vino da abbinare all’antipasto, al primo e al secondo, ma per il fine pasto non riponiamo lo stesso impegno.</p>
<p>In realtà, come per le altre portate, esistono diverse varietà di vini dolci per accompagnare il dessert e in questo articolo cercheremo di capire quali sono i più conosciuti e quali caratteristiche li distinguono dai vini secchi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Guida alla scoperta dei vini dolci</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Tipologie di vini dolci</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>I vini dolci, definiti anche da meditazione o da dessert, rientrano nella categoria dei vini speciali e sono caratterizzati dalla loro peculiare dolcezza.</p>
<p>Quello dei vini dolci è un mondo articolato e complesso che possiede una storia antica e ricca di rarità e sfumature che da sempre affascinano e seducono gli appassionati di vino.</p>
<p>Ne esistono svariate tipologie: si passa dai <strong>vini dolci naturali</strong> ai <strong>vini passiti</strong>, passando per i particolarissimi <strong>muffati</strong> e <strong>ice wine</strong>, fino ad arrivare ai <strong>vini fortificati</strong> e agli <strong>spumanti dolci</strong>.</p>
<p>Sostanzialmente i vini dolci sono quasi tutti accomunati dalla stessa caratteristica, ovvero, quella di presentare un tenore zuccherino e un grado alcolico tendenzialmente più elevato rispetto ai vini secchi.</p>
<p>La produzione di questi vini richiede una particolare dedizione per esaltare la dolcezza dell’uva e conservare inalterate le sue note olfattive e gustative durante il processo di vinificazione.</p>
<p>Scopriamo perché.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Come si producono i vini dolci</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I vini dolci si possono ottenere con diverse tipologie di uve e mediante tecniche di produzione diverse.</p>
<p>Il grado di dolcezza di questi vini speciali, generalmente, è determinato dalla presenza di zuccheri residui (cioè non fermentati) al momento dell’imbottigliamento.</p>
<p>Un vino può essere definito dolce quando il contenuto di zucchero per litro supera i 45 grammi.</p>
<p>Il processo di produzione dei vini dolci, come dicevamo, è piuttosto delicato: per ottenere un vino da dessert stabile, la lavorazione dell’uva inizia fin dalla vigna e si protrae fin oltre la regolare maturazione per ottenere dei mosti più densi e concentrati rispetto ai vini tradizionali.</p>
<p>Esistono diversi metodi per ottenere un vino da dessert, il più naturale è filtrare ripetutamente il mosto lasciando che la fermentazione ricominci ogni volta da capo, man mano più lentamente e debolmente. Una volta che si è raggiunto il grado di dolcezza desiderato, la fermentazione deve essere arrestata con interventi esterni.</p>
<p>Per ottenere questo scopo esistono diversi procedimenti, i più conosciuti sono:</p>
<ul>
<li><strong>filtrazione sterile</strong>: si utilizzano delle apposite reticelle per separare il liquido dai lieviti e dalle sostanze azotate che li nutrono al fine di interrompere il processo di fermentazione;</li>
<li><strong>pastorizzazione</strong>: si riscalda il vino a temperature alte per uccidere tutti i microorganismi;</li>
<li><strong>crio-stabilizzazione: </strong>si conserva il vino in un ambiente freddo con una temperatura compresa tra i -4 e i 10 gradi massimo, per interrompere il processo di fermentazione;</li>
<li><strong>fortificazione</strong>: l’innesto di alcol arresta immediatamente la fermentazione dello zucchero;</li>
<li><strong>concentrazione di alcol naturale: </strong>nei vini che hanno naturalmente una concentrazione di alcol alta (16-17°), la fermentazione si arresta spontaneamente perché l’alcool inibisce l’attività dei lieviti.</li>
</ul>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><em><strong>Fatta questa doverosa premessa, vediamo nel dettaglio quali sono le principali tipologie di vini dolci.</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Tipologie di vini dolci</strong></h2>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><strong>Vini dolci naturali</strong></h3>
<p><strong> </strong></p>
<p>I vini dolci naturali sono ricavati da quei vitigni aromatici, come Brachetto e Moscato, che contengono naturalmente la quantità di zuccheri necessaria alla vinificazione in dolce.</p>
<p>Si tratta di vini dolci fermi, con una gradazione alcolica potenziale minima di 10°, prodotti generalmente attraverso la fermentazione parziale delle uve: in sostanza, quando si raggiunge un grado alcolico sufficiente, si abbassa la temperatura in modo da bloccare la fermentazione. In questo modo è possibile incrementare il gusto dolce e zuccherino dell’uva senza comprometterne le sue qualità aromatiche e gustative.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><strong>Vini dolci passiti</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Con il termine passito s’intende il processo di disidratazione dell’acino d’uva indispensabile per la concentrazione degli zuccheri.</p>
<p>I vini dolci passiti sono ottenuti con procedimenti di disidratazione, più o meno avanzata, naturale o forzata: si possono lasciare le uve ad appassire direttamente sulla pianta (la cosiddetta vendemmia tardiva), oppure dopo la raccolta, esponendole al sole su dei graticci o appese in locali sufficientemente aerati o modernamente forniti di ventilazione forzata in modo da evitare l’ammuffimento degli acini.</p>
<p>Quando si prolunga intenzionalmente la maturazione dell’uva (tale processo si definisce surmaturazione), l’acqua evapora lentamente, aumentando così la concentrazione di zuccheri.</p>
<p>I vini dolci passiti sono conosciuti per antonomasia come vini da dessert, poiché rispettano in pieno lo schema classico degli abbinamenti cibo-vino, secondo cui i cibi dolci si abbinano per concordanza a vini dolci.</p>
<p>In realtà, dalle uve passite si possono ottenere vini dolci, più o meno liquorosi, vedasi il Passito di Pantelleria, lo Zibibbo o il Vin Santo, ma anche vini secchi come nel caso dell’Amarone e del Marsala Vergine.</p>
<p>I vini passiti, grazie alla loro versatilità si prestano a un’ampia gamma di abbinamenti: non solo cantucci e piccola pasticceria secca, ma anche formaggi erborinati, o piatti a base di carne e pesce dal gusto molto forte e speziato, lasciando anche la possibilità di gustare questi preziosi nettari da soli, come vini da meditazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Vini dolci muffati</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>I vini dolci muffati, definiti anche “botrizzati”, sono dei vini speciali che si ottengono attraverso un difficile e lungo processo di fermentazione innescato da una muffa: la celeberrima <strong>Botrytis Cinerea</strong>.</p>
<p>Durante il processo di maturazione dell’uva, in determinate condizioni climatiche caratterizzate dall’alternanza tra umidità mattutina e calore pomeridiano, la Botrytis Cinerea si trasforma in muffa nobile e si deposita sulle bucce delle uve allo scopo di nutrirsi.</p>
<p>In queste annate favorevoli, le spore della Botrytis Cinerea perforano la buccia dell’uva innescando un processo di disidratazione che favorisce la concentrazione degli zuccheri e di sostanze aromatiche.</p>
<p>In questi fortunati casi, i viticoltori lasciano intenzionalmente le uve ad “ammuffire” sulle vigne anche per diverse settimane, fin quando tutti gli acini non vengono attaccati dalla Botrytis Cinerea.</p>
<p>Questa coraggiosa operazione dà vita a vini particolarmente pregiati e ricercati: di colore giallo dorato e con gradazione leggermente superiore alla media, i muffati presentano una dolcezza e una complessità aromatica difficilmente riscontrabili in altri vini.</p>
<p>I più famosi esempi di vini muffati sono senz’altro i francesi Sauternes, il Barsac e la Sélection de Grains Nobles Alsaziani, ma meritano una menzione anche i tedeschi Beerenauslese o i Trockenbeerenauslese, il celebre Tokaij ungherese e non ultimi gli ottimi esempi italiani prodotti soprattutto nei territori di Orvieto e dell’Italia centrale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Vini di ghiaccio (ice wine)</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>I vini di ghiaccio, meglio conosciuti a livello internazionale con il soprannome di Eiswein, in tedesco, o Ice Wine in inglese, sono vini dolci particolarissimi che si ottengono da grappoli d&#8217;uva vendemmiati tardivamente in pieno inverno.</p>
<p>Diffusi soprattutto in culture nordiche come Germania, Austria, Canada e Italia settentrionale, gli ice wine possono essere prodotti solo in determinate condizioni climatiche: con temperature piuttosto rigide che non superano i -7/-8°C.</p>
<p>In determinate condizioni, si lasciano intenzionalmente i grappoli sulla vite durante i mesi di dicembre e gennaio, lasciando al gelo il tempo di disidratare gli acini in modo naturale.</p>
<p>Una volta trascorso il tempo necessario, di solito verso la fine di gennaio, si passa alla vendemmia: gli acini sono raccolti a mano e pressati ancora congelati per generare un mosto ad alta concentrazione di zuccheri.</p>
<p>Le uve congelate, inoltre, difficilmente sono attaccate dalla Botrytis Cinerea e sviluppano vini particolarmente bilanciati e mai stucchevoli, poiché la spiccata dolcezza è perfettamente bilanciata da un grado di acidità medio-alto.</p>
<p>I vini di ghiaccio hanno generalmente un colore giallo dorato intenso e si abbinano a dessert o in alternativa a formaggi stagionati o erborinati.</p>
<p>La diffusione di questi vini si deve al medico tedesco Hans Georg Ambrosi, conosciuto come il &#8220;padre degli Eiswein&#8221;, intorno alla metà del secolo scorso, ma ipotesi accreditate sostengono che i &#8220;vini di ghiaccio&#8221; fossero già conosciuti in Germania dalla fine del Settecento.</p>
<p>In particolare, si narra che i viticoltori del villaggio di Wurzburg furono i primi a scoprire l&#8217;Eiswein: durante il rigido inverno del 1794 quando, per evitare di perdere i proventi del raccolto, decisero di raccogliere ugualmente l’uva completamente congelata.</p>
<p>Il risultato è stato ovviamente sorprendente, se è vero che da allora questa pratica continua ad essere sempre più popolare tra gli appassionati!</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Vini dolci fortificati</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>I vini dolci fortificati, più conosciuti come vini liquorosi, sono prodotti grazie all’aggiunta di alcol o acquavite, durante il processo di vinificazione, per bloccare la fermentazione del mosto.</p>
<p>In alcuni casi, per aumentare la gradazione alcolica e la dolcezza del vino, è necessario aggiungere una miscela di succo d’uva non fermentato o poco fermentato e alcol (la cosiddetta <em>mistella</em>).</p>
<p>I vini liquorosi presentano una gradazione alcolica mediamente alta, compresa tra i 15° e i 22° vol.</p>
<p>Il processo di fortificazione dona a questi vini non solo l’elevato grado alcolico ma caratteristiche sensoriali e organolettiche molto specifiche che sono esaltate dai processi di maturazione o invecchiamento.</p>
<p>La maturazione dei vini fortificati è generalmente condotta in botti di rovere o ciliegio: un’antica tradizione nata per garantire la conservabilità dei vini durante i lunghi viaggi in nave.</p>
<p>I più celebri esempi di vini fortificati sono: Porto, Marsala, Madera, Malvasia sino allo Sherry o Jerez o Xeres (un vino spagnolo simile al Marsala) da non confondere con il Cherry Brandy, liquore dolce a base di ciliegia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Vini dolci spumanti</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Chiudiamo questo viaggio alla scoperta dei vini da dessert con una tradizione tutta italiana particolarmente apprezzata durante le feste tradizionali, come il Natale: gli spumanti dolci.</p>
<p>Gli spumanti dolci sono vini ottenuti da uve aromatiche realizzati solitamente con metodo Charmat/Martinotti, con un contenuto zuccherino residuo che può superare i 50 grammi per litro.</p>
<p>Per ottenere uno spumante dolce il mosto viene prima filtrato o centrifugato più volte e poi viene raffreddato a -4 °C, per bloccare la fermentazione e avere un buon residuo zuccherino.</p>
<p>Gli spumanti dolci ottenuti attraverso questo procedimento hanno un colore giallo paglierino più o meno intenso, con un bouquet marcatamente aromatico e fruttato.</p>
<p>I più celebri esempi di vini spumanti dolci italiani sono il Moscato D’asti, il Brachetto D’Acqui e l’Oltrepò Pavese Spumante Metodo Classico, ma non mancano ottimi esempi in tutto lo stivale dall’Italia Settentrionale sino alle pendici dell’Etna.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			</item>
		<item>
		<title>Vino da regalare a Natale: l&#8217;idea giusta al momento giusto</title>
		<link>https://cantinasantamaria.it/vino-da-regalare-a-natale/</link>
		<pubDate>Tue, 07 Dec 2021 11:28:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ancora indecisi su cosa regalare ad un amico, un parente o un collega per Natale? Niente panico! Scegliete una buona bottiglia di vino perché è sempre<span class="excerpt-hellip"> […]</span>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>Ancora indecisi su cosa regalare ad un amico, un parente o un collega per Natale?</h2>
<p>Niente panico!</p>
<p>Scegliete una buona bottiglia di vino perché è sempre un’ottima idea per ogni occasione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Perché regalare vino a Natale</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gli italiani consumano, in media, circa un bicchiere di vino a testa al giorno, il che corrisponde a circa 33 litri l’anno pro-capite.</p>
<p>Il vino viene bevuto soprattutto durante i pasti e, a quanto pare, soprattutto tra le mura domestiche.</p>
<p>In casa, infatti, si stappa circa una bottiglia a settimana, mentre fuori di casa il consumo si riduce a mezza bottiglia, soprattutto durante il rito dell’aperitivo e a cena.</p>
<p>In generale, secondo le statistiche, sembra che gli italiani abbiano sviluppato una particolare associazione mentale rispetto al vino: esso è legato sempre più spesso alla tradizione, alle occasioni speciali e alla convivialità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Perciò, se non sapete ancora cosa mettere sotto l&#8217;albero di amici e parenti, piuttosto che spendere soldi in inutili oggetti che saranno riciclati o dimenticati, quale migliore occasione per regalare un buon vino del territorio?</p>
<p>Non siete ancora convinti?</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>7  buone ragioni per regalare vino a Natale:</h3>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><strong>È pensato</strong></li>
</ul>
<p>Regalare un vino a Natale significa fare un dono ragionato: quando entrerete in enoteca, sarete costretti a pensare alla persona che lo riceverà, ai suoi gusti e alle sue preferenze. E chi lo scarterà resterà sorpreso, soprattutto se accompagnerete la confezione con un messaggio di auguri personalizzato.</p>
<ul>
<li><strong>È conviviale</strong></li>
</ul>
<p>Se saprete individuare il genere di vino adatto al destinatario gli regalerete, non solo, una piacevole degustazione ma anche del tempo da trascorrere in buona compagnia: il vino, infatti, è sinonimo di festa, convivialità e per questo non tradisce mai.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><strong>Stimola intelligenza e fantasia</strong></li>
</ul>
<p>Il vino, se consumato con moderazione, stimola particolarmente la nostra intelligenza.<br />
Lo conferma anche il neuro scienziato dell’Università di Yale Gordon Shepherd, nel suo libro “Neuroenology: How the Brain Creates the Taste of Wine“ dove, tra l’altro, sostiene che: <em>quando beviamo un buon bicchiere di vino non ci limitiamo a mandarlo giù ma lo assaporiamo, annusiamo, guardiamo e poi, infine, inghiottiamo, coinvolgendo il senso dell’olfatto, della vista, del tatto, attivando diversi processi muscolari e motori</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><strong>È terapeutico</strong></li>
</ul>
<p>Regalare un vino per Natale in un certo modo è un po&#8217; come donare un elisir di lunga vita: se consumato in dosi appropriate, infatti, il vino ha un effetto protettivo nei confronti della malattia coronarica ischemica e del diabete tipo 2, ma anche un ruolo preventivo nei confronti dell’aterosclerosi.</p>
<ul>
<li><strong>È empatico</strong></li>
</ul>
<p>Regalare un vino che magari noi abbiamo già assaggiato e che ci è piaciuto è come raccontare qualcosa di noi, è un modo di condividere con la persona cui vogliamo bene emozioni e sensazioni personali. Questo scambio di emozioni ci permetterà di entrare ancora più in empatia e sintonia con le persone che abbiamo a cuore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><strong>È per tutti</strong></li>
</ul>
<p>Il vino è uno dei regali più democratici e universali che esistano: è unisex ed è adatto a tutte le tasche!</p>
<p>Insomma non fa torto a nessuno, né a chi lo regala né a chi lo riceve, è possibile scegliere tra bottiglie di ogni prezzo e tipologia!</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><strong>Non va mai sprecato</strong></li>
</ul>
<p>Una bottiglia di vino difficilmente rimarrà ad ammuffire come un soprammobile su una mensola in cucina; anche se doveste sbagliare il tiro e, per una ragione o per l’altra, non fosse un regalo gradito al 100%,  non preoccupatevi, il vino in qualunque momento potrà essere regalato dalla persona che l’ha ricevuto a qualcuno in grado di apprezzarlo di più!</p>
<p>&nbsp;</p>
<pre>Volete fare centro al primo colpo?

<a href="https://cantinasantamaria.it/ristorazione/"><strong>Visitate il nostro sito per scegliere i migliori vini del territorio da regalare a Natale</strong></a></pre>
]]></content:encoded>
			</item>
		<item>
		<title>Quante calorie ha un bicchiere di vino?</title>
		<link>https://cantinasantamaria.it/quante-calorie-ha-un-bicchiere-di-vino/</link>
		<pubDate>Thu, 04 Nov 2021 17:07:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vino e calorie Vi siete mai chiesti quante calorie ha un bicchiere di vino? &#160; Scopriamolo insieme in questa breve guida &#160; Il vino, come ogni<span class="excerpt-hellip"> […]</span>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h4><strong>Vino e calorie</strong></h4>
<p>Vi siete mai chiesti quante calorie ha un bicchiere di vino?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Scopriamolo insieme in questa breve guida</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il vino, come ogni altro alimento che assumiamo, ha un apporto calorico, basta tener presente che ogni grammo di alcol fornisce ben 7 calorie.</p>
<p>È necessario capire quindi che il vino, come le altre bevande alcoliche e non, contiene calorie, per questo bisogna consumarlo con moderazione per evitare di ingrassare e incidere negativamente sulla propria salute.</p>
<p>A tal proposito è in dirittura d’arrivo una normativa comunitaria, fortemente voluta dal Parlamento Europeo, per imporre l’indicazione del contenuto calorico del vino in etichetta, così da favorire un consumo più consapevole anche sotto quest’aspetto.</p>
<p>Entro la fine dell’anno prossimo, quindi, le etichette del vino dovrebbero riportare il contenuto energetico, cioè le calorie.</p>
<p>Per chi non volesse aspettare tutto questo tempo, abbiamo fatto una ricerca per scoprire quante calorie ha in media un calice di vino.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><strong>Quante calorie ha un bicchiere di vino?</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per farci un’idea di massima possiamo dire che un bicchiere di vino da 125 ml, <strong>contiene in media circa 100 calorie</strong>.</p>
<p>Abbiamo detto circa 100 calorie, perché, non tutti i vini hanno lo stesso apporto nutrizionale.</p>
<p>Fondamentalmente, il valore energetico del vino dipende dall’alcol in esso contenuto.</p>
<p>L’alcol sviluppa circa 7 calorie per grammo, e pesa 0,79 kg/litro.</p>
<p>Il fruttosio invece, che rappresenta la gran parte dello zucchero nel vino, ha un apporto calorico di 4 kcal/grammo.</p>
<p>Da questi numeri possiamo dedurre come l’apporto calorico di un bicchiere di vino dipenda, in sostanza, dal grado alcolico sviluppato in base alla componente zuccherina dell’uva.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Scopriamo nel dettaglio da cosa dipendono le calorie del vino</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Le calorie nel vino dipendono da una serie di fattori.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lo zucchero, come detto, è una delle fonti primarie di calorie: ogni grammo di zucchero (carboidrati), infatti, contiene 4 calorie.</p>
<p>Il vino, come sappiamo, è una bevanda alcolica ottenuta attraverso la fermentazione dell’uva.</p>
<p>Durante tale processo, il lievito mangia lo zucchero nell’uva, perciò, più alto è il contenuto di zucchero, più alta sarà la gradazione alcolica del vino.</p>
<p>Va da se che alcune uve contengono più zucchero rispetto ad altre, solitamente ciò dipende dalla qualità e dalla zona di provenienza: se l’uva è coltivata in una zona calda (come la Sicilia) o in una zona più fresca (come l’Alto Adige) diverso sarà il grado zuccherino.</p>
<p>Ecco perché il contenuto alcolico è una buona guida per calcolare quante calorie ci sono in un vino.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><strong>Come calcolare le calorie del vino?</strong></h3>
<p><strong> </strong></p>
<p>Per calcolare le calorie del vino esiste una vera e propria formula matematica.</p>
<p>Come detto, l’alcol sviluppa circa 7 calorie per grammo, e pesa 0,79 kg/litro, perciò per calcolare le calorie del vino c’è bisogno di conoscere la gradazione alcolica del vino, ovvero la percentuale di alcol sul volume.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ecco la formula per calcolare le calorie del vino:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>(quantità in litri) x (gradi) x 7.9 x 7</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quindi possiamo calcolare le Kcal di un bicchiere di vino da 125ml al 12%:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Kcal = 0,125 x 12 x 7.9 x 7 = 82.95</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In generale possiamo quindi dire che: un bicchiere di vino da 125ml ha da 70 a 120 calorie, variabili a seconda del grado di dolcezza, carbonicazione (come nel caso di prosecco e spumanti) e del contenuto alcolico.</p>
<p>I vini più calorici, ovviamente, sono quelli che contengono più alcol, i vini secchi hanno dall’11% al 14% di alcol ma alcuni ne contengono spesso più del 15%.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Il grado alcolico è espresso in percentuale volumetrica, per cui in media:</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td><strong>Bevanda</strong></td>
<td><strong>Gradazione (%)</strong></td>
<td><strong>Quantità (ml)</strong></td>
<td><strong>Apporto calorico medio (kcal)</strong></td>
</tr>
<tr>
<td>Vino da pasto</td>
<td>11</td>
<td>125</td>
<td>77</td>
</tr>
<tr>
<td>Vino da pasto</td>
<td>12</td>
<td>125</td>
<td>82</td>
</tr>
<tr>
<td>Vino da pasto</td>
<td>13</td>
<td>125</td>
<td>91</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Vino bianco o rosso?</strong></h3>
<h3><strong>Quale ha più calorie</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La differenza tra vino bianco e rosso, per quanto riguarda le calorie, è davvero minima se si considera che a parità di gradazione alcolica:</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>un bicchiere di vino rosso da 125 con 12° ml contiene circa 80 kcal</li>
<li>un bicchiere di vino bianco da 125 ml con 12°, circa 75 kcal</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come abbiamo appena visto il contenuto calorico del vino si differenzia anche in base ai processi produttivi eseguiti, dato che lo zucchero incide sulle calorie globali del bicchiere di vino anche durante la fermentazione.</p>
<p>Fatte queste doverose premesse possiamo concludere che il colore del vino non influenza più di tanto i suoi valori nutrizionali.</p>
<p>Ecco perché la variazione di densità calorica tra i vari vini non è così marcata, considerando il valore medio di 80 kcal per 125 ml, che salgono a 100 se il vino ha più di 14 gradi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><strong>Ha più calorie il vino o la birra?</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questa domanda, all’apparenza banale, nasconde in realtà delle insidie: le calorie aumentano con la gradazione, perciò considerando la stessa quantità di vino e di birra, ovviamente, <strong>il vino è più calorico</strong>.</p>
<p>Però, c’è un però: <strong>un classico bicchiere di vino contiene mediamente dalle 70 alle 120 calorie</strong>; mentre una birra media dalle 130 alle 220 calorie in caso di birra doppio malto.</p>
<p>Ergo: il vino è più calorico in senso assoluto ma se ne beve di meno.</p>
<p>Inoltre la birra contiene molti carboidrati e ha un effetto gonfiante esponenzialmente maggiore rispetto quello del vino.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><strong>Esiste il vino senza calorie?</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ecco invece la classica domanda da un milione di dollari…</p>
<p>Ovviamente la risposta è: no!</p>
<p>Più che altro è il quesito che è sbagliato, sarebbe più opportuno chiedersi quale sia il vino con meno calorie.</p>
<p>Fatto salvo ciò che abbiamo appena appreso, ovvero che un bicchiere da 125 ml di vino da 13% contiene circa 80kcal solo dovute all&#8217;alcol, è facile intuire che il vino analcolico è sicuramente il vino con il minore apporto calorico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><strong>Come smaltire le calorie del vino?</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il modo migliore per bruciare le calorie è fare ogni giorno un po’ di attività fisica.</p>
<p>Inserire almeno 30 minuti di allenamento cardio nella propria routine quotidiana, infatti, consente di continuare a bruciare un buon numero di calorie anche a riposo.</p>
<p>Questo discorso vale anche per il vino, se bevuto con moderazione ovviamente!</p>
<p>A tal proposito c’è un dato piuttosto interessante: secondo la <em>harvard Medical School</em> bere poco ha effetti assolutamente positivi sul peso, pare, infatti, che chi consuma un bicchiere di vino al giorno rispetto a chi evita completamente di bere vino, riesca a mantenere più facilmente il proprio peso forma.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Terminiamo questo interessante approfondimento con un po’ di numeri:</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td width="130"><strong>Bevanda</strong></td>
<td width="130"><strong>Misura Standard</strong></td>
<td width="130"><strong>Quantità (ml)</strong></td>
<td width="130"><strong>Apporto Calorico (Kcal)</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="130">Vino da pasto 11°</td>
<td width="130">1 bicchiere</td>
<td width="130">125</td>
<td width="130">70</td>
</tr>
<tr>
<td width="130">Vino da pasto 12°</td>
<td width="130">1 bicchiere</td>
<td width="130">125</td>
<td width="130">80</td>
</tr>
<tr>
<td width="130">Vino da pasto 13.5°</td>
<td width="130">1 bicchiere</td>
<td width="130">125</td>
<td width="130">90</td>
</tr>
<tr>
<td width="130">Birra chiara 4.5°</td>
<td width="130">1 boccale</td>
<td width="130">400</td>
<td width="130">160</td>
</tr>
<tr>
<td width="130">Birra doppio malto 8°</td>
<td width="130">1 boccale</td>
<td width="130">400</td>
<td width="130">220</td>
</tr>
<tr>
<td width="130">Vermouth dolce 16°</td>
<td width="130">1 bicchierino</td>
<td width="130">75</td>
<td width="130">110</td>
</tr>
<tr>
<td width="130">Vermouth secco 19°</td>
<td width="130">1 bicchierino</td>
<td width="130">75</td>
<td width="130">80</td>
</tr>
<tr>
<td width="130">Porto, vini passiti</td>
<td width="130">1 bicchierino</td>
<td width="130">75</td>
<td width="130">115</td>
</tr>
<tr>
<td width="130">Brandy, Cognac, Grappa, Rhum, Vodka, Whisky 40°</td>
<td width="130">1 bicchierino</td>
<td width="130">25</td>
<td width="130">&nbsp;</p>
<p>90</td>
</tr>
<tr>
<td width="130">Vino dealcolato</td>
<td width="130">1 bicchiere</td>
<td width="130">125</td>
<td width="130">12</td>
</tr>
<tr>
<td width="130">Birra analcolica</td>
<td width="130">1 boccale</td>
<td width="130">400</td>
<td width="130">50</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><em>*I dati riportati nelle tabelle, pur essendo stati determinati con la massima cura, hanno un valore indicativo in quanto calcolati sulla base di valori medi.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<pre><a href="https://cantinasantamaria.it/contatti/"><strong><em>Contattaci per avere maggiori informazioni</em></strong></a></pre>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			</item>
		<item>
		<title>Quando si travasa il vino?</title>
		<link>https://cantinasantamaria.it/quando-si-travasa-il-vino/</link>
		<pubDate>Thu, 04 Nov 2021 16:26:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[affinamento]]></category>
		<category><![CDATA[invecchiamento]]></category>
		<category><![CDATA[primo travaso]]></category>
		<category><![CDATA[travaso del vino]]></category>
		<category><![CDATA[vinificazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Il travaso del vino è un passaggio fondamentale della vinificazione che permette di ottenere un prodotto perfettamente stabile e pulito. Scopriamo insieme di cosa si tratta<span class="excerpt-hellip"> […]</span>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il travaso del vino è un passaggio fondamentale della vinificazione che permette di ottenere un prodotto perfettamente stabile e pulito.</p>
<p>Scopriamo insieme di cosa si tratta e quando si fa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Partiamo dalle basi:</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Le fasi della vinificazione</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>La vinificazione è un delicato processo di trasformazione biochimica che prevede una serie di passaggi precisi per trasformare il mosto d’uva in vino.<br />
Ciascuna di queste fasi, dalla vendemmia all’imbottigliamento, è caratterizzata da diverse scelte operative che variano in funzione della materia prima e del prodotto che si desidera ottenere.<br />
Il primo step di questo processo è la vendemmia, il momento in cui l’uva viene raccolta e portata in cantina per iniziare la vinificazione.<br />
Una volta in cantina, la vinificazione procede pigiando e diraspando le uve per estrarre il succo e la polpa dagli acini, e separare questi ultimi dai raspi.<br />
Appena terminate le operazioni di pigiatura e diraspatura, che si differenziano a seconda che si proceda con la vinificazione in bianco o in rosso, inizia la fase di fermentazione, la vinificazione propriamente detta, con la quale gli zuccheri (fruttosio e glucosio) presenti nei mosti si trasformano in alcol grazie all’azione dei lieviti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Quando si travasa il vino?</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dopo la fase di fermentazione si procede alla svinatura e quindi al travaso del vino in recipienti inerti (acciaio, cemento, vetroresina) oppure in recipienti di legno grandi (botti) o piccoli (barriques e tonneaux) per un periodo variabile da qualche settimana a diversi anni.<br />
Questo passaggio avviene solitamente nel mese di novembre, al termine della torchiatura e si definisce per l’appunto “travaso autunnale”.<br />
Quando si parla di travaso del vino sarebbe più opportuno parlare di travasi del vino perché, per migliorare notevolmente la qualità del vino, occorre ripetere questa operazione più volte nel corso del tempo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Perché si travasa il vino?</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il travaso del vino è un passaggio necessario perché consente di eliminare i sedimenti solidi e liquidi (la cosiddetta feccia) che si depositano sul fondo dopo la fermentazione.<br />
Queste sostanze, solitamente lieviti esausti, batteri e residui di bucce e vinaccioli, se non opportunamente filtrate durante il travaso possono essere responsabili del cosiddetto “odore di feccia” che si manifesta con sentori di chiuso, di ridotto, ma anche di zolfo e addirittura uova marce.<br />
In sostanza il travaso si può considerare come un metodo di purificazione naturale: elimina i cattivi odori e consente di ottenere un vino più stabile e più limpido, grazie all’ossigenazione, ma allo stesso tempo lo protegge dall’ossidazione, dannosa se eccessiva.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Come fare il travaso del vino?</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come detto, il travaso del vino è importantissimo, perché consente di eliminare i sedimenti dal liquido ottenuto dalla fermentazione e rendere il vino più longevo e stabile.<br />
Questo passaggio viene eseguito, in base alle caratteristiche e condizioni dei vini, solitamente in due modi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>I due tipi di travaso del vino:</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>• <strong>travaso aperto o all’aria:</strong> si esegue travasando la parte limpida del vino in un contenitore aperto posto più in basso, per poi essere immediatamente trasferito nel contenitore di destinazione. Questo passaggio favorisce l&#8217;ossigenazione del vino ed elimina odori sgradevoli causati dalla fermentazione, i famosi “odori di feccia”</p>
<p>• <strong>travaso al chiuso o riparo:</strong> si esegue quando si vuole evitare qualsiasi contatto tra il vino e l’aria, e quindi si trasferisce il vino da un contenitore all’altro per mezzo di un tubo e di una pompa enologica</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Solitamente il primo travaso si esegue all&#8217;aria per eliminare eventuali odori sgradevoli, mentre tutti gli altri travasi avvengono al ripario dall&#8217;aria.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Quante volte bisogna travasare il vino?</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per ottenere un prodotto con una buona stabilità chimica e biologica, a seconda del tipo di vino e del suo consumo, nel tempo sono necessari diversi travasi.<br />
Secondo i principi guida si travasa il vino mediamente 4 volte durante il suo primo anno di vita:</p>
<p>•<strong> il primo travaso si fa in autunn</strong>o, in seguito alla svinatura: tra novembre e dicembre<br />
•<strong> il secondo travaso in attesa della primavera:</strong> tra febbraio e marzo<br />
•<strong> il terzo travaso in previsione dell’estate:</strong> tra giugno e luglio<br />
• <strong>il quarto e ultimo travaso alla fine dell’estate:</strong> tra settembre e ottobre</p>
<p><em>Chiaramente queste sono solo indicazioni di massima, tutto dipende dalle scelte del viticoltore o dell’enologo, che variano in funzione della materia prima (l’uva vendemmiata) e del prodotto che si desidera ottenere.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>La curiosità</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Secondo la tradizione contadina le fasi lunari influenzano in meglio o in peggio il processo di travaso e imbottigliamento del vino.<br />
Prima di procedere con il travaso del vino, quindi, occorrerebbe tenere in considerazione l&#8217;effetto lunare: credenza popolare vuole che con la luna nuova non si lavori nessun tipo di vino, mentre con la luna piena si possa imbottigliare qualsiasi tipo di vino.<br />
In realtà dietro questa superstizione si cela anche una sorta di spiegazione scientifica: il travaso a luna calante potrebbe provocare un aumento di volume del liquido, poiché la luna ha un effetto notevole sulle maree e su tutti i liquidi in generale.<br />
Perciò, se il serbatoio è eccessivamente pieno, il vino potrebbe tracimare a causa di questo aumento di volume.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<pre><strong>Vuoi sapere come e quando travasiamo i nostri vini?</strong></pre>
<p><strong><a href="https://cantinasantamaria.it/contatti/">Contattaci per un consulto gratuito</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			</item>
		<item>
		<title>Dove avviene la maturazione del vino?</title>
		<link>https://cantinasantamaria.it/dove-avviene-la-maturazione-del-vino/</link>
		<pubDate>Fri, 24 Sep 2021 14:29:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[affinamento]]></category>
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		<description><![CDATA[La qualità del vino dipende in larga misura dal contenitore scelto per la sua maturazione, non bastano un buon vitigno, una corretta fermentazione e un’annata particolarmente<span class="excerpt-hellip"> […]</span>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>qualità del vino</strong> dipende in larga misura dal contenitore scelto per la sua <strong>maturazione,</strong> non bastano un buon vitigno, una corretta fermentazione e un’annata particolarmente positiva per fare un buon vino.</p>
<p>In questo articolo vi sveleremo quando e soprattutto dove avviene questo passaggio fondamentale per ottenere un vino con qualità organolettiche più ricche e complesse.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Quando avviene la maturazione del vino?</strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>La maturazione del vino rappresenta un passaggio cruciale che avviene fra la fermentazione alcolica e l&#8217;imbottigliamento.</p>
<p>Questo passaggio è fondamentale per trasformare un vino “giovane”, acerbo e spigoloso nel gusto, in un vino “maturo” e sicuramente pronto dal punto di vista organolettico.</p>
<p>Per assicurare al vino un <strong>ideale ciclo biologico</strong> è fondamentale che questo processo, definito genericamente <strong>“maturazione”</strong>, avvenga con cura, seguendo specifiche accortezze in base al tipo di uva, alla tecnica di vinificazione e il tipo di vino che si vuole ottenere.</p>
<p>La maturazione del vino, detta anche invecchiamento, è il risultato di una serie di fenomeni che avviene prima del suo imbottigliamento, in recipienti inerti o in botti di legno.</p>
<p>Questo delicato processo, in genere, è il risultato di una serie di fenomeni complessi che avvengono nel tempo e nel quale l&#8217;ossigeno svolge un ruolo di primaria importanza.</p>
<p>Ogni vino è diverso dall’altro perciò, nonostante il tipo di recipiente più comunemente associato alla maturazione è la botte in legno, occorre selezionare il tipo di contenitore in base al risultato che si intende ottenere.</p>
<p>Attualmente acciaio, cemento, legno e terracotta rappresentano i quattro principali materiali usati per la vinificazione e l’affinamento di tutti i vini del mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>I materiali della maturazione del vino</strong></h4>
<p><strong> </strong></p>
<p>I diversi materiali scelti per l’invecchiamento possono essere sintetizzati in due grossi gruppi: quello dei legni e quello dei materiali inerti (che non generano reazioni chimiche al contatto con altri materiali).</p>
<p>Il materiale in cui viene maturato il vino ha su di esso una grande influenza, così come l’ossigeno. Per questo motivo la scelta del <strong>tipo di recipiente</strong> da utilizzare per l&#8217;invecchiamento diventa fondamentale per l’enologo.</p>
<p>Le opzioni per stoccare il vino durante le fasi di maturazione sono numerose e ciascuna ha dei pregi e dei difetti.</p>
<p>Come detto, la scelta finale varia a seconda delle caratteristiche che l’enologo intende conferire al vino in produzione.</p>
<p>La scelta del materiale dipende comunque da alcune caratteristiche fondamentali: i vasi vinari non devono creare o rilasciare sostanze che possano essere nocive al contatto con il vino e devono potersi pulire con facilità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Contenitori del vino: la lista completa </strong></h4>
<p><strong> </strong></p>
<ul>
<li><strong>Vasi vinari in acciaio:</strong> l’acciaio inox è un materiale chimicamente inerte con un’ottima conducibilità termica. Tali caratteristiche lo rendono perfettamente idoneo alla fermentazione. Questo ambiente sterile risulta particolarmente adatto per l’affinamento e la presa di spuma di vini bianchi e vini spumanti caratterizzati da freschezza e acidità.</li>
<li><strong>Vasi vinari in vetroresina: </strong>la resina è un materiale inerte composto da fibre di vetro di rinforzo e poliestere. Questi contenitori sono particolarmente apprezzati per la loro versatilità: resistenti e di facile utilizzo, possono essere realizzati in diverse forme e raggiungere grandi dimensioni di stoccaggio.</li>
<li><strong>Vasi vinari in cemento armato: </strong>il cemento armato è un vaso vinario intermedio, tra il legno e l’acciaio. Se opportunamente rivestito con resine atossiche, non rilascia alcun sentore, permettendo così una naturale evoluzione del vino, contribuendo a mantenere integre le sue caratteristiche sensoriali più positive. La sua elevata coibenza e la sua versatilità lo rendono una scelta ancora valida sia in fase di fermentazione che per lo stoccaggio che precede l’imbottigliamento.</li>
<li><strong>Vasi vinari in plastica:</strong> sono realizzati generalmente in polietilene ad alta densità permeabile ai gas. Questi materiali diffondono l&#8217;ossigeno atmosferico nel vino similmente a quanto accade nelle tradizionali botti di legno. Tra i principali vantaggi nell&#8217;adozione dei serbatoi in polietilene, si segnalano la minore richiesta di manodopera, la ridotta perdita in volume del vino, una maggiore igiene, una più facile pulizia e un buon controllo sulla maturazione del vino.</li>
<li><strong>Recipienti in legno: </strong>costituiti da doghe di legno abilmente bloccate tra loro, vengono realizzati prevalentemente in legno di rovere, in alternativa castagno, acacia e ciliegio. Sono divisi in due categorie: i tini e le botti. Il <em>tino </em>è il classico recipiente nel quale si immette il mosto affinché subisca la fermentazione alcolica, mentre la botte è il tipico contenitore utilizzato per l’affinamento, la conservazione e l’invecchiamento del vino. Questi recipienti sono particolarmente apprezzati perché non isolano completamente il vino dal mondo esterno, ma lasciano che si realizzi uno scambio di ossigeno tra vino e aria che risulta estremamente importante per migliorare le qualità del vino.</li>
<li><strong>Vasi vinari in vetro:</strong> vengono utilizzati prevalentemente come bottiglie, ma anche come deposito e per il trasporto sotto forma di damigiane.</li>
</ul>
<p><strong> </strong></p>
<p><a href="https://cantinasantamaria.it/contatti/"><em>Contattaci per conoscere i nostri metodi di maturazione</em></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			</item>
		<item>
		<title>Che cos’è la fermentazione alcolica del vino?</title>
		<link>https://cantinasantamaria.it/che-cose-la-fermentazione-alcolica-del-vino/</link>
		<pubDate>Fri, 24 Sep 2021 14:21:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[fermentazione]]></category>
		<category><![CDATA[lieviti]]></category>
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		<description><![CDATA[La fermentazione alcolica del vino è un complesso fenomeno biochimico che permette di trasformare gli zuccheri semplici e complessi naturalmente presenti nel mosto d’uva in alcol<span class="excerpt-hellip"> […]</span>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>La fermentazione alcolica del vino è un complesso fenomeno biochimico che permette di trasformare gli zuccheri semplici e complessi naturalmente presenti nel mosto d’uva in alcol etilico e anidrite carbonica.</em></p>
<p>Come ogni forma di metabolismo energetico, anche la fermentazione del vino viene innescata dall’azione di <strong>lieviti aggiunti al mosto in condizioni anaerobiche, </strong>ossia in assenza di ossigeno.</p>
<p>La fermentazione alcolica viene usata fin dall’antichità per la produzione di bevande: non solo vino, ma anche birra, sidro di mele e distillati, nonché prodotti vegetali sottoposti all’azione di batteri acido-lattici come olive e crauti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Scopriamo insieme quando e come avviene questo complesso fenomeno biochimico.</em></p>
<p><strong> </strong></p>
<h4><strong>Quando avviene la fermentazione alcolica?</strong></h4>
<p>La <strong>fermentazione alcolica</strong> è la fase del processo di <strong>vinificazione successiva</strong> alla <strong>pigiatura</strong>: il suo ruolo principale è quello di trasformare lo zucchero presente naturalmente nell’uva in alcol e anidrite carbonica.</p>
<p>Questo fenomeno dà vita ad una serie di processi biochimici che compongono quelli che vengono definiti gli <strong>aromi secondari</strong> (o, appunto, fermentativi) che caratterizzano la base sensoriale di ogni vino.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h4><strong>Come avviene la fermentazione alcolica del vino?</strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>La fermentazione alcolica del vino si svolge in due fasi: nella prima i lieviti scindono le molecole di zuccheri complessi (disaccaridi, come il saccarosio), mentre nella seconda gli zuccheri complessi si trasformano in alcol etilico (etanolo).</p>
<p>In altre parole, la fermentazione alcolica non è altro che un processo di <strong>trasformazione innescato dai lieviti</strong>, attraverso gli enzimi, che trasforma gli zuccheri in alcool etilico e anidride carbonica.</p>
<p>Questo processo metabolico si compie in assenza di ossigeno, per mezzo di una particolare classe di microorganismi, <strong>i Saccharomyces</strong> (classe di lieviti il cui nome comune è <strong><em>Saccharomyces </em>cerevisiae</strong>) principali responsabili della trasformazione del mosto in vino.</p>
<p><strong>Quali sono i lieviti utilizzati in enologia?</strong></p>
<p>I lieviti sono funghi unicellulari aventi forma sferica, ovale o ellittica che si trovano in natura e, nel caso specifico del vino, sulla buccia dell’uva.</p>
<p>Va comunque sottolineato come questi lieviti, definiti <strong>autoctoni o <em>selvaggi</em></strong>, possono rivelarsi dannosi per una corretta evoluzione del vino.</p>
<p>Perciò, per preservare una buona qualità del prodotto finale, si è pensato di dare vita a <strong>colture di lieviti selezionati</strong> in grado di assicurare ai vini qualità superiore e maggiore finezza o stabilità.</p>
<p>Fra i tanti tipi di lieviti <em>anaerobici</em> e, quindi, adatti alla produzione di alcol etilico, in enologia sono prevalentemente utilizzati due specie: il <em>Saccharomyces Cerevisiae</em> e il <em>Saccharomyces Bayanus</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Quanto dura la fermentazione alcolica del vino?</strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il processo di fermentazione alcolica si divide in tre fasi e la sua durata può variare tra i 5 ai 15 giorni, a seconda del tipo di mosto e di come è stato trattato.</p>
<p>La durata della fermentazione può essere regolata agendo sulla temperatura del mosto, l’importante è che non avvenga troppo velocemente.</p>
<p>L’intero processo prevede una <strong>fase iniziale</strong> (24-36 ore), una <strong>fase definita tumultuosa</strong> (7-10 giorni.) e una <strong>fermentazione lenta</strong> che continua dopo la svinatura per alcune settimane.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h4><strong>Quando termina la fermentazione alcolica del vino?</strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’indicatore più affidabile per riconoscere il termine del processo fermentativo è la densità del mosto.</p>
<p>Il controllo della densità può essere effettuato dalla massa in fermentazione mediante un <em>densimetro</em> o <em>mostimetro</em>, lo stesso utilizzato per la verifica della maturazione dell’uva.</p>
<p>Quando la densità del mosto diminuisce e si stabilizza su un valore compreso fra 0,990 e 0,995, si può considerare concluso il processo fermentativo.</p>
<p><strong><em>Attenzione,</em></strong><em> se la densità del mosto si stabilizza su un valore superiore a 1, trascorsi 10-15 giorni, significa che la fermentazione si è bloccata ed è quindi necessario provvedere alla sua riattivazione</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Che differenza c’è tra la fermentazione del vino rosso e del bianco?</strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Concludiamo questo approfondimento con una risposta ad una domanda tutt’altro che banale.</p>
<p>Partiamo da un concetto già affrontato in un precedente articolo: la fase che distingue nettamente la <strong>vinificazione</strong> in <strong>rosso</strong> da quella in <strong>bianco</strong> è la <strong>macerazione</strong>, cioè il contatto tra <strong>vinacce </strong>e <strong>mosto in fermentazione</strong>.</p>
<p>Questa regola di base viene rispettata anche per la <strong>fermentazione</strong>: la vinificazione in bianco prevede la sgrondatura (le bucce vengono separate dal mosto) mentre, per la vinificazione in rosso, si utilizza un mosto nel quale sono state lasciate a macerare le bucce.</p>
<p>Anche la <strong>temperatura</strong> è un elemento fondamentale e deve essere mantenuta nel giusto intervallo: per la vinificazione del bianco è indispensabile il <strong>rigoroso controllo della temperatura</strong>, che <strong>non deve salire oltre i 20°C </strong>per preservare la complessità aromatica del vino prodotto.</p>
<p>Diversamente nel caso dei vini rossi, la temperatura di fermentazione deve essere compresa tra i <strong>25 e i 30 gradi,</strong> per favorire l’estrazione del colore e delle sostanze polifenoliche e fornire al vino un profilo organolettico più corposo e strutturato.</p>
<p>&nbsp;</p>
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]]></content:encoded>
			</item>
		<item>
		<title>Perché il vino sa di tappo?</title>
		<link>https://cantinasantamaria.it/perche-il-vino-sa-di-tappo/</link>
		<pubDate>Tue, 14 Sep 2021 12:13:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
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		<description><![CDATA[Ecco a voi la domanda da un milione di dollari: perché il vino a volte sa di tappo? &#160; Dietro l’apparente superficialità di questa domanda, si<span class="excerpt-hellip"> […]</span>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>Ecco a voi la domanda da un milione di dollari: perché il vino a volte sa di tappo?</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dietro l’apparente superficialità di questa domanda, si nasconde una precisa risposta.</p>
<p>Scopriamo insieme qual è la causa di questo difetto e come riconoscere un vino che sa di tappo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Perché il vino sa di tappo?</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Partiamo sfatando un luogo comune: l’odore e il sapore di tappo non sono causati dalla posizione in cui si conservano le bottiglie o meglio, sicuramente non è questa la ragione principale.</p>
<p>La posizione orizzontale, in cui solitamente sono riposte le bottiglie, serve a preservare la giusta umidità del tappo di sughero e non è di certo la causa scatenante di questo spiacevole inconveniente.</p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<h4><strong><em>E allora, perché il vino sa di tappo?</em></strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>La causa scatenante del sentore di tappo deriverebbe, in realtà, da un fungo: l’<strong>Armillaria Mellea</strong>, parassita della quercia da sughero.</p>
<p>Studi recenti hanno individuato in questo comunissimo fungo non tanto il responsabile unico, quanto uno dei “portatori” di quella che è la principale causa del sentore di tappo: la presenza di <strong>TCA</strong>, ovvero, <em>l’acido tricloroanisolo</em>, la molecola che, a contatto con il sughero, è in grado di contaminare il vino sprigionando il fatidico odore e sapore di tappo.</p>
<p>È stato inoltre scoperto che il TCA può essere presente anche senza che si verifichi contatto con il sughero. A causare la sua proliferazione vi sarebbero diversi microrganismi (tra gli altri Candida, Cladosporium, Penicillium, Mucor).</p>
<p>Il TCA, più che produrre concretamente uno sgradevole odore, si diffonde rapidamente nel vino, inibendo le capacità olfattive umane: questa soppressione parziale dei sensi indurrebbe il nostro cervello a riempire il “vuoto olfattivo” con un falso odore, che è per l’appunto il “sentore di tappo”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Che cosa vuol dire sa di tappo?</strong></h3>
<p><strong> </strong></p>
<p>Un vino che sa di tappo ha solitamente un aroma acre, più o meno forte, che ricorda l’odore del cartone bagnato e in alcuni casi, la terra umida, la muffa o persino l’odore tipico del cane bagnato.</p>
<p>Come detto, questo sgradevole sentore è dovuto al proliferare di funghi e batteri che possono aggredire il sughero o addirittura le botti, nella fase che precede l’imbottigliamento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Come riconoscere un vino che sa di tappo?</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Chi non ha mai visto un sommelier annusare il tappo?</p>
<p>Nell’immaginario comune, per riconoscere un vino che sa di tappo, è sufficiente annusarlo.</p>
<p>Eppure, se non siete dei sommelier esperti, è consigliabile non affidarsi solo alle sensazioni del proprio naso, salvo che non si tratti di un vino che conoscete molto bene, magari perché bevuto già diverse volte in precedenza.</p>
<p>Il modo più affidabile per riconoscere un vino che sa di tappo rimane la celeberrima prova dell’assaggio: il passaggio cruciale per riconoscere questo difetto.</p>
<p>Solo assaggiando un vino, infatti, si può avvertire pienamente il tipico sapore sgradevole di tappo e riconoscere il problema prima della degustazione.</p>
<p>Un secondo, e importante, elemento da valutare per capire se un vino sa di tappo è la prova visiva: può essere utile osservare attentamente se il tappo si presenta danneggiato, muffo o con evidenti segni di usura.</p>
<p>Terminata l’analisi olfattiva e visiva, se avete ancora qualche dubbio, non vi resta che assaggiare il vino: se al sorso presenta un sapore sgradevole, amaro e con sentori di muffa, sicuramente avrete ottenuto la prova del nove.</p>
<p>In ogni caso, se proprio non volete rischiare di sprecare la vostra preziosa bottiglia, vi diamo un ultimo consiglio: se il vino ha un odore o un sapore che non vi convince, lasciate passare qualche minuto prima di stappare un’altra bottiglia. Dimenticate le prime sensazioni, provate ad annusare e degustare ancora il vino e solo adesso, se l’odore e il sapore di tappo persistono, potete tranquillamente riporre il vino in cucina e utilizzarlo per preparare le vostre pietanze preferite.</p>
]]></content:encoded>
			</item>
		<item>
		<title>10 cose che forse non sapete sul vino</title>
		<link>https://cantinasantamaria.it/10-cose-che-forse-non-sapete-sul-vino/</link>
		<pubDate>Tue, 14 Sep 2021 12:08:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[fermentazione]]></category>
		<category><![CDATA[sommelier]]></category>
		<category><![CDATA[uva]]></category>
		<category><![CDATA[vite]]></category>

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		<description><![CDATA[Il vino è una bevanda amata e apprezzata in tutto il mondo, è proprio per la sua ampia diffusione e in virtù della sua antica storia<span class="excerpt-hellip"> […]</span>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il vino è una bevanda amata e apprezzata in tutto il mondo, è proprio per la sua ampia diffusione e in virtù della sua antica storia che le curiosità inerenti ad essa non finiscono mai.</p>
<p>Per questo, nonostante abbiamo già sfatato alcuni miti e ripercorso aneddoti e curiosità sulle sue origini, abbiamo pensato di andare alla ricerca di alcune informazioni sul mondo del vino che probabilmente vi mancano ancora.</p>
<h3><strong>10 cose che forse non sapete sul vino</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<ol>
<li><strong>Dove nasce la parola vino?<br />
</strong>Prima di addentrarci nei meandri del mito e della storia, è bene approfondire l’etimologia della parola vino: l’origine del termine vino è molto dibattuta e pare che derivi dal sanscrito vina o vena che significa ‘amare’ e riconduce al tema del piacere; secondo Cicerone invece, la parola vino deriverebbe dall’unione di altre due parole, latine: Vir e Vis che rispettivamente significano uomo e forza, quindi il vino sarebbe la forza dell’uomo. Un’ultima interpretazione sull’origine della parola “vino” è legata sempre al latino, e più precisamente alla parola Vinum o Venus che, a sua volta, farebbe riferimento ad un termine di origine mediterranea, come anche il gr. οἶνος.</li>
<li><strong>Che cos’è il vino?<br />
</strong>Secondo la normativa dell’Unione Europea (<em>reg.1493/99 del 17 maggio 1999</em>) il vino è definito come: il prodotto ottenuto esclusivamente dalla fermentazione alcolica totale o parziale di mosti ricavati da uve fresche o leggermente appassite, con o senza la presenza delle vinacce. Da un punto di vista prettamente chimico, il vino non è altro che una sostanza liquida costituita per la maggior parte di alcool etilico (o etanolo) e acqua, che può avere diverse colorazioni in base al tipo di processo di vinificazione eseguito.</li>
<li><strong>Il vino si fa solo con l’uva<br />
</strong>Qualsiasi frutto o verdura che contiene zucchero può trasformarsi in una bevanda alcolica, eppure, fino a prova contraria, il vino si ottiene esclusivamente attraverso la fermentazione dell’uva. Ciò dipende dal fatto che l’uva è il frutto ideale per il vino, perché contiene le giuste proporzioni di zucchero, acqua, acidi e tannini, necessarie alla fermentazione.</li>
<li><strong>Da dove si ricava l’uva?<br />
</strong>L&#8217;uva è il frutto della vite. La vite comune o vite euroasiatica (Vitis vinefera) è una pianta rampicante molto resistente, più precisamente un arbusto, appartenente alla famiglia delle Vitaceae, oramai diffusa in tutto il mondo ad eccezione dei poli nord e sud e nei climi a ridosso, particolarmente freddi e privi delle condizioni adatte alla sua crescita.</li>
<li><strong>La scoperta del vino è frutto del caso<br />
</strong>Le origini del vino si perdono tra mito, leggenda e religione: una delle versioni più accreditate dagli scienziati ritiene che i primi bevitori di vino della storia risalgano al neolitico, e la scoperta del vino sarebbe stata casuale, in seguito alla fermentazione naturale e accidentale di uva dimenticata in un recipiente.</li>
<li><strong>Dove è stato prodotto il primo vino?<br />
</strong>I più antichi ritrovamenti risalgono a circa settemila anni fa, si tratta di una giara rinvenuta recentemente nel villaggio neolitico di Hajji Firuz Tepe, nella parte settentrionale dell’Iran, ma gli specialisti sono più propensi a pensare che il vino sia stato prodotto per la prima volta tra 9 e 10000 anni fa nella zona del Caucaso.</li>
<li><strong>La vite più antica si trova in Italia<br />
</strong>Nello specifico a Prissiano, piccola frazione di Tesimo, comune dell’Alto Adige incastonato tra Bolzano e Merano: questa vite, assolutamente autoctona è probabilmente la più vecchia della Terra e la più grande d&#8217;Europa, ha quasi 600 anni e si estende lungo il suo pergolato, su una superficie di circa 350 metri quadrati. Si tratta della varietà Versoaln, il nome fa riferimento con molta probabilità al metodo di raccolta dell’uva e fu documentata per la prima volta nel 1244 da Henricus de Cazenzunge.</li>
<li><strong>Il più grande nemico della vite viene dall’America<br />
</strong>Ebbene sì, il più grande nemico del vino è stato importato: la Fillossera della vite, un afide (grande famiglia d’insetti patogeni delle piante) di origine Nordamericana, esportato per sbaglio in Europa a metà Ottocento. La sua introduzione fu devastante e in pochi anni portò alla quasi estinzione della viticoltura nel vecchio continente: mentre le viti americane resistevano ai suoi attacchi, infatti, si dimostrò letale per quelle europee. Dopo aver tentato molte strade infruttuose, la crisi si risolse solo dopo alcuni anni con l’innesto di vite europea su vite americana.</li>
<li><strong>Come mai usiamo bottiglie da 75 cl?<br />
</strong>In merito a questa convenzione esistono diverse teorie.<br />
Secondo una delle più accreditate tutto dipenderebbe dalla forza polmonare degli antichi vetrai che soffiavano il vetro: nel 700’, infatti, quando si cominciò a capire l’importanza di conservare il vino nel vetro, i soffiatori non riuscivano a soffiare bottiglie più grandi di 65-75 cl così, si optò per le bottiglie da 75 cl.<br />
Secondo un’altra teoria, invece, ciò dipenderebbe da un motivo di comodo. Nelle osterie si utilizzavano bottiglie di questa grandezza per un motivo preciso: gli osti in questo modo riuscivano a calcolare più facilmente la quantità di vino da servire agli avventori, dividendo il contenuto della bottiglia esattamente in 6 bicchieri da 125 ml. Un’altra versione piuttosto diffusa, infine, ritiene che quest’unità di misura sarebbe derivata dagli inglesi. Gli inglesi misuravano il volume del vino in galloni imperiali, ogni cassa di vino poteva contenere solo 2 galloni: per questo venivano inserite 12 bottiglie per ogni cassa, ovvero, 0,75 per ogni bottiglia!</li>
<li><strong>L’origine della parola Sommelier<br />
</strong>Il termine Sommelier deriva dalla parola francese<strong> “</strong><em>Soumalier</em><strong>”: </strong>scomponendo la parola troviamo souma (bestie da soma) e lier (legare), traducibile letteralmente con “conducente di bestie da soma“. L’origine della parola si può ricondurre, quindi, all’abitudine dei soldati napoleonici di legare (lier) le botti su una bestia da soma (somme). Nel tempo, con il termine sommelier, si è passati dall’indicare la figura che si occupava di questo trasporto a quella che seguiva il vino diventandone anche assaggiatore, fino ad indicare il fine esperto di vini che conosciamo oggi.</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			</item>
		<item>
		<title>5 cose da sapere sul vino bianco</title>
		<link>https://cantinasantamaria.it/5-cose-da-sapere-sul-vino-bianco-3/</link>
		<pubDate>Thu, 19 Aug 2021 09:38:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Abbinamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[bollicine]]></category>
		<category><![CDATA[Glacette]]></category>
		<category><![CDATA[vinificazione]]></category>
		<category><![CDATA[Vino bianco]]></category>

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		<description><![CDATA[È tempo di estate: il momento migliore per scoprire qualcosa in più sul vino bianco! &#160; Il vino bianco è una delle bevande alcoliche più longeve<span class="excerpt-hellip"> […]</span>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>È tempo di estate: il momento migliore per scoprire qualcosa in più sul vino bianco!</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il vino bianco è una delle bevande alcoliche più longeve che si conoscono.</p>
<p>Fa parte della storia dell’uomo da oltre 2.500 anni ma, tracce della sua comparsa si hanno già in Mesopotamia, nell’attuale Iran, ben 7.500 anni fa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tuttavia nonostante questa tradizione millenaria, è ora di tornare alle origini della sua produzione per capire come apprezzare al meglio questa preziosa bevanda.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>5 cose da sapere sul vino bianco</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol>
<li>
<h4><strong>Come si produce il vino bianco </strong></h4>
</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La vinificazione del bianco, a differenza del rosso in cui si mettono a macerare sia la polpa che le vinacce (la buccia dell&#8217;uva), avviene tramite la “pigiatura” diretta (senza macerazione!) dell’uva privata delle sue parti dure (bucce, raspi e vinaccioli).</p>
<p>Ecco spiegato il perché si possono ottenere vini bianchi anche da uve a bacca nera: i pigmenti sono presenti solo nelle bucce dell’uva.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol start="2">
<li>
<h4><strong>Quali sono le fasi della vinificazione del bianco</strong></h4>
</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La vinificazione è quel delicato processo biochimico grazie al quale avviene la trasformazione dell&#8217;uva in vino ed il suo conseguente affinamento.</p>
<p>Tale operazione prevede diversi passaggi chiave, seppur differenti, tanto per i rossi, quanto per i rosati e i bianchi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Scopriamo insieme le fasi di vinificazione del vino bianco:</p>
<ul>
<li><strong>Pigiatura: </strong>gli acini sono rotti delicatamente dalle pigiatrici per separare la parte liquida (il succo) dalle parti dure (le vinacce)</li>
<li><strong>Diraspatura</strong>: separazione degli acini dei raspi e pressatura delle vinacce</li>
<li><strong>Svinatura o sgrondatura</strong>: separazione del mosto dalle bucce</li>
<li><strong>Pressatura</strong>: recupero di tutti i liquidi che non sono venuti a contatto con il mosto</li>
<li><strong>Illimpidimento</strong>: i mosti vengono normalmente decantati, filtrati e centrifugati</li>
<li><strong>Fermentazione alcolica:</strong> il vino bianco viene fatto fermentare, solitamente in tini di acciaio inox o vasche di cemento, utilizzando del lievito secco selezionato (10-30 grammi per ettolitro), precedentemente attivato</li>
<li><strong>Travaso</strong>: terminata la fermentazione, si prosegue con travasi, trattamenti antiossidanti, chiarificazioni, filtrazioni, stabilizzazioni e affinamenti</li>
<li><strong>Affinamento</strong>: i vini bianchi più importanti, alcolici e di buona struttura, vengono fatti maturare in legno: nlle barriques (solitamente di rovere)</li>
<li><strong>Imbottigliamento</strong>: terminato l’eventuale affinamento in barriques non resta che far “venire alla luce” il vino nella sua forma finale, la bottiglia</li>
</ul>
<p><strong> </strong></p>
<ol start="3">
<li>
<h4><strong>Corretta temperatura di servizio del vino bianco</strong></h4>
</li>
</ol>
<p><strong> </strong></p>
<p>Così come per rossi, ogni vino bianco ha una temperatura precisa di servizio che serve per esaltare al meglio le sue caratteristiche organolettiche.</p>
<p>Per semplificare possiamo dividere i vini bianchi in due categorie:</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol>
<li> <strong>Vini Bianchi giovani e freschi</strong>: quei vini che hanno eseguito un affinamento solo in acciaio, in genere, vanno serviti alla temperatura compresa tra 8-10°C .</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<ol>
<li><strong>Vini Bianchi più strutturati</strong>: quei vini che hanno eseguito un affinamento più lungo e hanno sentori più evoluti, vanno serviti alla temperatura compresa tra 10-12°C.</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Discorso a parte meritano le bollicine e i vini rosati:</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>I vini spumanti </strong>(tra cui ricordiamo lo Champagne, il Franciacorta, il Prosecco o altro vino che abbia le bollicine): vanno serviti a temperature che in genere vanno da 4-8°C.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>I vini rosati </strong>invece, che hanno un po’ le caratteristiche dei vini bianchi e rossi, vanno in genere serviti a temperature comprese tra 10-14°C.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Tabella riassuntiva</strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td width="244"><strong>TIPOLOGIE DI VINO</strong></td>
<td width="244"><strong>TEMPERATURA DI SERVIZIO</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="244">Spumanti secchi</td>
<td width="244">4-6°C</p>
<p>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td width="244">Spumanti dolci e Vini frizzanti</td>
<td width="244">6-8°C</p>
<p>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td width="244">Vini Bianchi e Rosati giovani</td>
<td width="244">8-10°C</p>
<p>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td width="244">Vini Bianchi strutturati</td>
<td width="244">10-12°C</p>
<p>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td width="244">Vini Rosati strutturati</td>
<td width="244">12-14°C</p>
<p>&nbsp;</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>4) Perché il vino bianco si beve freddo?</strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il vino bianco si serve freddo su questo ci sono pochi dubbi e, generalmente, mai a temperature superiori ai 15°.</p>
<p>La spiegazione dipende dal fatto che la temperatura è in grado di influenzare la percezione degli aromi e le sensazioni che proviamo al palato.</p>
<p>La caratteristica acidità del vino bianco, infatti, si esalta proprio con le basse temperature.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> </strong></p>
<h4><strong>5) Come degustare il vino bianco alla giusta temperatura</strong></h4>
<p><strong> </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per apprezzare al meglio il vino bianco occorre mantenere la sua temperatura ottimale durante tutta la degustazione.</p>
<p>A questo scopo il servizio dei vini bianchi, degli spumanti e, a volte, di alcuni rosati richiede l’utilizzo della glacette: il termine francese per indicare il secchiello per il ghiaccio che può essere in cristallo, silver-plated o d’argento.</p>
<p>La funzione di questo strumento può essere duplice: il secchiello può servire per raffreddare velocemente la bottiglia, nel caso non fosse stata posta in anticipo in frigorifero, o solo per mantenerne bassa la temperatura.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Il nostro consiglio</strong></h4>
<p>Ora che conoscete i segreti per degustare al meglio il vino bianco, vi lasciamo con un nostro consiglio.<br />
Provate a degustare una bottiglia di <a href="https://cantinasantamaria.it/ristorazione/quadrato/">Quadrato</a> ben fresca in abbinamento ad un classico della gastronomia laziale: sua maestà la carbonara!</p>
]]></content:encoded>
			</item>
		<item>
		<title>Come conservare il vino in estate</title>
		<link>https://cantinasantamaria.it/come-conservare-il-vino-in-estate-2/</link>
		<pubDate>Thu, 19 Aug 2021 09:31:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[estate]]></category>
		<category><![CDATA[sughero]]></category>
		<category><![CDATA[umidità]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>

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		<description><![CDATA[Come conservare il vino in estate, senza alterarlo? &#160; Il caldo è sicuramente uno dei principali nemici del vino. Per questo motivo occorre prestare particolare attenzione<span class="excerpt-hellip"> […]</span>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3><strong>Come conservare il vino in estate, senza alterarlo?</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il caldo è sicuramente uno dei principali nemici del vino. Per questo motivo occorre prestare particolare attenzione alla conservazione delle bottiglie per non comprometterne il loro prezioso contenuto.</p>
<p>In questa breve guida vi forniremo alcuni accorgimenti per conservare al meglio il vino in estate, senza una vera e propria cantina a disposizione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Come conservare il vino in estate</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Attenzione agli sbalzi di temperatura</strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>La temperatura di conservazione delle bottiglie deve essere quanto più possibile costante. Gli sbalzi di temperatura rischiano, infatti, di compromettere la maturazione e la qualità del vino.</p>
<p>Se non si ha una cantina sotterranea, bisogna assicurarsi di riporre le bottiglie in un luogo fresco con una temperatura compresa tra i 10°C e i 18°C.</p>
<p>Bisogna assolutamente evitare di riporre le bottiglie vicino a fonti di calore e in stanze come il sottotetto o la cucina: in questi ambienti gli sbalzi di temperatura sono più frequenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>La giusta umidità dell’aria è importante</strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’umidità è un fattore importante per la conservazione del vino.</p>
<p>L’ideale sarebbe un ambiente dove il tasso di umidità rasenti l’80%. Con valori inferiori al 60%, infatti, l’aria diventa eccessivamente asciutta e c’è il rischio che i turaccioli si asciughino e diventino permeabili, causando un’evaporazione più rapida.</p>
<p>Attenzione a non esagerare però: un ambiente con umidità superiore all’85 % invece, rischia di far sviluppare le muffe sui tappi!</p>
<p><strong> </strong></p>
<h4><strong>Attenzione agli odori forti </strong></h4>
<p><strong> </strong></p>
<p>Ebbene sì, i nostri amati vini non amano particolarmente gli odori forti.</p>
<p>Da questo punto di vista anche le famigerate cantine di una volta, quelle dove i nostri nonni conservavano salumi e formaggi per intenderci, non sono di certo il luogo ideale dove conservare il vino. Ciò dipende dal fatto che i vini assorbono gli odori e rischiano di perdere i loro peculiari profumi e sapori.</p>
<p>Al contrario, l’ambiente in cui conservare le bottiglie di vino deve essere silenzioso ma soprattutto ben aerato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Evitare fonti di luce diretta</strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il vino non ama le fonti di luce diretta.</p>
<p>La luce del sole, così come quella di lampade artificiali, può, infatti, innescare processi di ossidazione e alterare le qualità organolettiche del vino.</p>
<p>La soluzione ideale è un ambiente buio o con una luce soffusa.</p>
<p>In alternativa è possibile conservare il vino nelle apposite scatole in legno o cartone, avendo comunque l’accortezza di riporle lontano da fonti di luce diretta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Riporre le bottiglie in posizione orizzontale</strong></h4>
<p><strong> </strong></p>
<p>Una volta individuato il luogo con le caratteristiche migliori per la conservazione occorre prestare attenzione alla posizione in cui riporre le bottiglie.</p>
<p>Per far durare più a lungo una bottiglia di vino chiusa occorre riporla in posizione orizzontale o leggermente inclinata.</p>
<p>Quest’accortezza è fondamentale per le bottiglie dotate di tappi di sughero: in questo modo il tappo di sughero rimane umido e ben aderente al collo della bottiglia senza rischiare di far ossidare il vino.</p>
<p>Discorso diverso se il tappo è sintetico o a vite, in questo caso non c’è alcun rischio di ossidazione e quindi il vino può essere riposto tranquillamente in posizione verticale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È avanzato del vino nella bottiglia che avete appena aperto?</p>
<p>Niente panico, scoprite quanto tempo si conserva una bottiglia di vino aperto nel nostro <a href="https://cantinasantamaria.it/quanto-si-conserva-una-bottiglia-di-vino-aperta/">articolo</a>!</p>
<h1 class="entry-title"></h1>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			</item>
	</channel>
</rss>
